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Le Faq

Le domande più frequenti, le risposte più semplici

1. Che cosa è il diabete?
Risposta: il diabete è una condizione che si accompagna ad una elevazione della glicemia, cioè della concentrazione del glucosio (zucchero) nel sangue.

2. Quanti tipi di diabete esistono?
Risposta: esistono diverse forme di diabete, ma in particolare due:
il tipo 1 che colpisce soprattutto i bambini e i giovani e richiede la terapia con insulina per tutta la vita; la causa di questa malattia è sconosciuta;
il tipo 2 che colpisce adulti e anziani, soprattutto in sovrappeso e sedentari, è legato anche ad un eccesso e cattiva qualità dell' alimentazione; questo tipo di diabete si cura in primo luogo con la dieta e l'esercizio fisico; se questo non è sufficiente si ricorre ai farmaci orali ed infine, ma per fortuna in una minoranza dei casi, all'insulina.

3. Quanti casi di diabete ci sono in Italia?
Risposta: tra 100 e 120 mila con il diabete di tipo 1; oltre 3 milioni con il diabete di tipo 2

4. Come si fa ad accorgersi di avere il diabete?
Risposta: se compare in un bambino o in un giovane i sintomi sono sete, dimagrimento e poliuria (necessità di urinare frequentemente) e raramente passano inosservati. In un adulto può anche essere completamente asintomatico ed essere scoperto con gli esami del sangue.

5. Quale è l'esame che si esegue per sapere se una persona ha il diabete?
Risposta: la glicemia. Già con un singolo esame a digiuno si possono avere informazioni il più delle volte sufficienti per confermare o escludere una ipotesi di diabete. In alcuni casi si rende tuttavia necessario un approfondimento attraverso la misurazione della glicemia anche 2 ore dopo avere assunto un carico di zucchero per via orale.

6. Il diabete è una malattia grave?
Risposta: il diabete può diventare grave se trascurato e portare a conseguenze anche molto serie, con una compromissione dello stato di salute. Tuttavia, se ben trattato il diabete può essere controllato molto bene, soprattutto oggi grazie alla disponibilità di molte conoscenze acquisite dalla ricerca degli ultimi anni, di molti nuovi farmaci e di nuovi strumenti per la sorveglianza dell' andamento della malattia.

7. Se una persona ha familiarità per diabete, risulta a maggior rischio di sviluppare a propria volta la malattia?
Risposta: se la familiarità riguarda casi di diabete di tipo 1 il rischio è più elevato rispetto ad una persona che non ha familiarità, risultando complessivamente nell'ordine del 2-3% nei familiari di primo grado di persone affette dal diabete di tipo 1. Se la familiarità è per il diabete di tipo 2, il rischio è molto più elevato, anche oltre il 50%; tuttavia, in questi casi il diabete si può prevenire, evitando di ingrassare, alimentandosi correttamente e mantenendo una buona attività fisica.

8. Se un papà o una mamma hanno il diabete di tipo 1, quante probabilità ci sono che un proprio figlio sviluppi a propria volta questa malattia?
Risposta: tra 1'1 e il 3%.

9. Si può fare qualcosa per prevenire il diabete di tipo 1?
Risposta: al momento non esiste alcuna terapia in grado di prevenire il diabete di tipo 1, ma su questo argomento la ricerca è molto attiva

10. Si può fare qualcosa per prevenire il diabete di tipo 2?
Risposta: si può fare molto per prevenire il diabete di tipo 2, agendo sui cosiddetti `fattori di rischio', cioè sulle condizioni predisponenti, la più importante delle quali è lo stile di vita; per prevenire il diabete di tipo 2 occorre alimentarsi correttamente e praticare una buona attività fisica evitando soprattutto il sovrappeso e l'obesità.

11. Una persona che ha il diabete di tipo 1 è condannata per tutta la vita a dipendere dalle iniezioni di insulina?
Risposta: per il momento sì, ma non sarà così per sempre. La ricerca in questo campo è particolarmente attiva ed alcuni risultati sono già stati raggiunti, per esempio con il trapianto di pancreas o di isole pancreatiche. Si tratta di procedure già applicate da molti anni i cui risultati continuano a migliorare. Per ora il problema principale risiede nella necessità di somministrare farmaci anti-rigetto che espongono la persona che riceve il trapianto a dei rischi che fanno sì che questa terapia sia destinata ad una minoranza di pazienti. Ma in futuro le cose potrebbero cambiare.
Oltre al trapianto esistono poi altre strade che mirano a liberare queste persone dalla dipendenza dall'insulina; si tratta di terapie ancora confinate al laboratorio, come ad esempio la terapia genica, le cellule staminali, il micropancreas artificiale e altre ancora che nell'arco di alcuni anni potrebbero approdare alla clinica.